Il curiosity gap si è “autosoffocato” da solo. Di cosa si tratta: è quel meccanismo ben conosciuto dai marketers che per attirare più visitatori utilizzano il metodo del click baiting, letteralmente “esca da click”.

L’attività consiste nel creare dei titoli generalmente di basso tenore e bassa qualità con il mero obiettivo di “pescare” un numero elevato di click e aumentare le visite a un sito web, non importa di che livello o grado reale di interesse.

In realtà un utilizzo studiato, diretto, curioso ma non banale del curiosity gap è ancora un buon metodo per costruire una headline di successo.

L’obiettivo è creare una sorta di buco cognitivo che il lettore è portato inconsciamente a colmare e che crea un maggior coinvolgimento e quindi interesse.

Facendo emergere così il messaggio dal rumore di fondo dato dall’overload informativo.

 

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